Lettera al Blocco dello scrittore
Caro Blocco,
questa lettera non sarà una sorpresa per te. Già da qualche giorno cerco di parlarti, te ne sei di certo accorto. Lasciamelo dire fin da subito: non sei tu, sono io.
Abbiamo passato giornate stupende, lo riconosco, ma tra noi non sta funzionando. Adoro oziare da quando mi sveglio a quando torno a letto, mi conosci, spesso sogno di oziare mentre dormo. Adoro non far nulla, ma non funziona. Hai presente quel paio di giorni passati a guardarci tutte le puntate di Californication? Ore memorabili, davvero, ma come ti ho detto non sei tu il problema, sono io.
Prendi ieri: avevamo finito di vedere la seconda stagione, ed è stata una gran giornata, mi sono divertito, ne abbiamo anche parlato e mi sembravi d’accordo e tutto il resto. Ma poi sono arrivati i sensi di colpa, come sempre. L’aver buttato un’altra giornata, l’aver sprecato tempo prezioso mentre i miei neuroni, lentamente, crepano strangolati dall’invecchiamento cellulare. Dicono che il cervello sia un muscolo che va allenato: non so se sia vero, ma ho la netta sensazione che io sia intellettualmente più simile ad un termosifone. Quindi, vedi, non sei tu, sono io che non riesco a godermi questo tempo passato assieme, che non riesco ad evitare il senso di colpa.
Sono sicuro che ti riprenderai in fretta e che giorno dopo giorno, mentre io divento più cretino, riuscirai a guardare meglio a questi giorni e magari ci riderai su. Sai essere fantastico, e sono certo che troverai presto qualcuno: è pieno di gente là fuori, davvero. È un oceano sovrappopolato e con il fascino irresistibile che ti ritrovi non faticherai a sostituirmi.
Non prenderla sul personale, ti prego. Mi pento un po’ di questi giorni, non te lo nascondo, ma hai fatto parte di un pezzo della mia vita, di un capitolo chiuso che resterà per sempre.
Non mi chiamare, non cercarmi. Potrò sembrarti scortese, ma questo non è mai stato un rapporto da “possiamo rimanere amici”. So che capirai.
Con affetto,
sta’ alla larga da me.
Libraries raised me. I don’t believe in colleges and universities. I believe in libraries because most students don’t have any money. When I graduated from high school, it was during the Depression and we had no money. I couldn’t go to college, so I went to the library three days a week for 10 years.Ray Bradbury (via New York Times, mrgan)
